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Questo romanzo è dedicato a…

 

 

Hadar Cohen

(Or Yehuda 1997 – Jerusalem 2016)

 

Hadas Malka

(Ashdod 1994 – Jerusalem 2017)

 

Solomon Gavriyah

(Be’er Yaakov 1997 – Har Adar 2017)

 

Yael Yekutiel

(Givatavim 1997 – Jerusalem 2017)

 

Shir Hajaj

(Moshav Azaria 1995 – Jerusalem 2017)

 

Shira Tzur

(Haifa 1997 – Jerusalem 2017)

 

I nostri eroi caduti e feriti che si sacrificarono per preservare la nostra libertà e la nostra sicurezza conoscano la profondità della nostra gratitudine.

 

Non verrà mai dimenticato il vostro sacrificio.

Ariel Lilli

 

 

Prefazione

 

 

“Gli Ebrei sono sopravvissuti attraverso tutti i secoli, gli Ebrei hanno dovuto soffrire per tutti i secoli, ma ciò li ha anche resi più forti” (Anne Frank)

 

Il freddo pungente del vento di Haifa nelle prime ore della mattina, quanto mi manca, quanto mi manca Haifa. Avere un QI di 164 è stata quasi una maledizione, la mia intelligenza mi ha privato della giovinezza. Avrei potuto fare tante cose, giocare a pallavolo, suonare il pianoforte, fare la modella… Invece mi ritrovo qui. In una delle più prestigiose squadre operative del Servizio di Sicurezza Nazionale. 

 

Mettere nero su bianco, tirare fuori tutte le mie emozioni, non è stato facile. Ho vissuto tante vite in una sola. Per non diventare matta e cercare di ritrovare me stessa, ho deciso di scrivere questo libro. Per raccontare tutte le mie esperienze, tutte le mie paure, tutte le mie verità non dette. Stare sotto copertura per mesi, a volte per anni, senza tornare mai a casa, senza avere rapporti con la mia vita reale, mentendo ai miei amici, alla mia famiglia, spesso a me stessa, ha creato un rapporto conflittuale con le identità che di volta in volta uso. Questo modo di vivere ti cambia, cambia il modo di percepire la vita reale. 

Un signore, mentre giocavo a biliardo in un club qui a Montreal, mi ha detto che gioco molto bene per essere così giovane. Ma l’età non si misura in anni, bensì in chilometri percorsi. Io ne ho fatti molti e sono stanca. Stanca di dover sempre rincorrere. Stanca di dover mentire. Stanca di avere paura. Quando sei in missione non sai mai quello che ti può accadere. 

 

Due mesi fa Shani ed io abbiamo rischiato di farci scoprire. Ci hanno picchiato violentemente. Mentre avevo in gola un sapore misto tra il mio stesso sudore e quello acre del sangue, quando il cuore sembrava scoppiarmi nel petto, ho ripensato alle motivazioni che mi hanno fatto diventare un’agente operativa dei servizi segreti israeliani. Il terrore che ho provato mi accompagna ancora oggi, ogni volta che sento lo sguardo di un estraneo posarsi su di me. Perché faccio questo? Perché sacrifico la mia vita? Allora il mio ricordo è andato ad un agosto di qualche anno fa; ci avevano segnalato che una cellula terroristica di Hamas si era infiltrata in Israele e stava per colpire il Dizengoff Mall con un attacco batteriologico. Quella volta siamo riusciti a neutralizzarli appena in tempo. Qualche ora dopo sono tornata al centro commerciale per prendere un gelato con i miei compagni, Shani, Shlomit, Zoe e Aviv. Tutte quelle famiglie, tutti quei bambini sarebbero morti senza il nostro intervento. È per questo che lo faccio, per difendere la mia gente, il mio popolo e, anche se sembra un po’ ambizioso, per difendere la democrazia nel mondo. 

 

Adesso, mentre permetto alla penna di scrivere i miei pensieri, sono seduta in un locale a Richardson Street a Montreal, devo incontrare una risorsa. Spero che vada tutto bene, spero di portare il culo in salvo anche questa sera. Ma quando finirà tutto questo? Quanto lavoro abbiamo fatto e quanto ne rimane!

 

Penso a Milano sei mesi fa, a San Diego e a Buffalo, a Tel Aviv, tre mesi fa a Madrid, il mese scorso al negozio di dischi tra Pitt Street e la Circular Quay di Sydney. A tutti gli attentati che ho contribuito con la mia squadra a neutralizzare. A tutte quelle stelle senza un nome che sono all’ingresso della sede dell’agenzia a Tel Aviv. Stelle senza un volto, solo il ricordo indelebile di chi li ha conosciuti. 

 

Tutti quegli agenti che hanno sacrificato la vita nell’adempimento del proprio dovere. Per salvare anche la vostra vita. Fate che il loro sacrificio non sia stato vano. 

 

Vorrei un mondo dove il mio lavoro non sia necessario, un mondo dove non ci siano conflitti causati da estremismi religiosi. 

 

Mentre scrivo, penso ai miei colleghi giù a Gerusalemme che ancora, giorno dopo giorno, difendono come ultimo baluardo la frontiera della democrazia. I leoni e le leonesse del Magav. Penso a Shira che combatte ogni giorno, ad Heli che dopo tre anni ha lasciato il servizio operativo alle porte di Damasco: grazie per il grande privilegio di proteggere il popolo di Israele nel luogo più sacro del mondo.

 

Penso ad Hadar e Hadas che hanno sacrificato la loro vita a Gerusalemme, a Solomon che è morto ad Har Adar. Penso alla sua ragazza, Betty, ai suoi familiari. 

Quante persone, madri, padri, fratelli, sorelle, fidanzate e fidanzati dovranno rimanere soli nel cammino della vita, privati dei loro cari dalle azioni dei terroristi? Io non mi sento di condannare del tutto le mani responsabili di questi attacchi. 

 

La mia ira, la mia rabbia, il mio disprezzo sono rivolti a coloro che con le loro ideologie hanno armato quelle mani. I loro discorsi pieni di odio, di rancore, riempiono come l’acqua nel deserto la vita vuota di persone plagiate da una folle ideologia estremista. 

 

Quelli sì che hanno le mani macchiate di sangue. Mentre se ne stanno al caldo delle loro case, in compagnia delle loro famiglie, mandano a morire giovani che hanno fatto crescere in un odio cieco che non conosce dialogo. 

 

Sento che prima o poi finirò anch’io su quel muro, una stelletta tra le altre. Allora mi riunirò a tutti i miei compagni che si sono sacrificati, tanti ragazzi innamorati di una vita che non hanno fatto in tempo a vivere, e a volte desidero per davvero essere lì. 

 

Fare questo lavoro logora la coscienza, vedi e devi fare cose che nessuno vorrebbe vedere e fare. Prima o poi anche io farò qualche imprudenza, farò una valutazione sbagliata, commetterò l’errore che mi costerà la vita. Una vita che adesso sento vuota.

 

Spero che questo libro vi faccia riflettere. Naturalmente ho dovuto cambiare qualche nome e camuffare qualche circostanza che potrebbe, se scoperta, minare la sicurezza dello Stato di Israele. Le mie esperienze le ho tradotte nella forma di un romanzo. Un viaggio al confine della legalità. Spero che riusciate a cogliere il messaggio di speranza e di amore che si cela tra le mie parole. 

 

Un cammino che comincia nel 2014, prima della guerra a Gaza. Il lavoro di un gruppo di amici che, in pochi mesi, sono diventati una delle migliori squadre operative del Mossad.

 

Ariel Lilli 

Ambientato in Medio Oriente, è focalizzato sulla spinosa questione dei rapporti tra Israele e la Palestina, e in generale tutti i paesi islamici di quella regione. Yael, la protagonista, è una giovane soldatessa, figlia di un agente dei servizi segreti, morto in Libano quando era bambina. La protagonista accetta la proposta di entrare a far parte dei servizi segreti, e viene messa a capo di un gruppo di giovani agenti dall’altissimo QI, col compito di anticipare ogni mossa del nemico e neutralizzare le minacce terroristiche. In questo scenario si alternano così eventi per la maggior parte realmente accaduti e si susseguono sanguinosi attentati e tragedie scongiurate all’ultimo respiro, e le vicende private di Yael e dei suoi colleghi si inseriscono nel complesso quadro storico-politico della questione palestinese.

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